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Lo sviluppo di un percorso di coaching


lo-sviluppo-di-un-percorso-di-coachingParlare del percorso che una persona (un team, un’azienda) compie attraverso un intervento di coaching significa descrivere un movimento verso il futuro, un balzo, più o meno significativo, verso uno stato di vita, privata o professionale, nuovo e, tendenzialmente, migliore.
Non sembri esagerata o troppo enfatica tale premessa: se il coaching come disciplina esiste è proprio per favorire il progresso dell’individuo e dell’organizzazione.
Un progresso talvolta testimoniato da risultati molto concreti (un accrescimento delle prestazioni professionali, un avanzamento di carriera, la soluzione di un problema, ecc.), talaltra espresso da cambiamenti a livello più personale, quasi intimo (maggiore lucidità rispetto a una decisione o alle prospettive lavorative o private, un’aumentata capacità di gestire lo stress, gli imprevisti, le relazioni interpersonali, ecc.), talaltra ancora da entrambe le evidenze. D’altra parte, come già spiegato, l’etimo stesso del termine e l’essenza del concetto di coaching sono inequivocabili: chi decide di utilizzare il coaching intende compiere un tragitto, da una condizione attuale a una diversa e futura (si ritorni alla Tavola 4), laddove la diversità dovrà essere segnata dal livello qualitativo di vita, dal rafforzamento o dalla creazione di competenze, dalla consapevolezza riguardo a un certo argomento, dall’ampliamento della capacità di visione strategica, dalla scoperta di nuove possibilità, dal senso di maggiore libertà, potere, chiarezza circa gli eventi importanti della propria esistenza.
Proprio lo sviluppo di uno stato di chiarezza superiore è il primo evidente risultato che ogni percorso di coaching deve garantire.
In qualsiasi contesto (vita privata o professionale) e per qualsiasi tipo di intervento, le persone che cercano un coach chiedono innanzitutto di capire in modo più chiaro dove si trovano e dove stanno andando, quali risorse hanno a disposizione e di quali risorse hanno bisogno, quale e quanta strada dovranno fare e, non ultimo, se davvero quella strada è da essi realmente desiderata e percorribile con soddisfazione per raggiungere l’obiettivo fissato. Chiarezza, in sostanza, sul punto di partenza e sul punto di arrivo.
Molto del percorso si gioca in questi due aspetti e nella luce che intorno ad essi l’alleanza tra coach e partner, nonché ovviamente il lavoro da essi svolto, riuscirà a creare.
Vi invito ora a leggere, possibilmente senza fermarvi, le seguenti righe (a molti forse già note):

Secnodo un pfrosseore dlel’unviesrità di cmabrdige, non imorpta in che oridne apapaino le letetre in una paolra, l’uinca csoa imnorptate è che la pimra e la ulimta letetra sinao nel ptoso gituso. il riustlato può serbmare mloto cnofsuo e noonstatne ttuto si può legerge sezna mloti prleobmi.

Com’è andata? Ci siete riusciti, vero? E questo nonostante il fatto che vi siate resi conto degli errori presenti, delle ripetute storture grammaticali, in poche parole, della stranezza provocatoria di questo testo. E probabilmente avrete provato anche un certo stupore per l’autoevidenza di questa dimostrazione.
Forse ora il senso della precedente affermazione relativa all’importanza di chiarire punto di partenza e punto di arrivo vi apparirà con maggiore forza. La nostra mente in fondo funziona in modo analogo sia per quanto riguarda la capacità di leggere, sia per quella di generare proprio quella qualità di progresso che il coaching si propone di realizzare: fissare con chiarezza il punto di partenza (la prima lettera) e quello di arrivo (l’ultima lettera) porta a compiere con una facilità, una rapidità e un’efficacia molto maggiore, spesso addirittura con un senso di naturale evoluzione, il percorso che li collega.
Un percorso che in ogni caso non può essere standard, anzi, come già visto, una delle chiavi dell’unicità del coaching è proprio l’altissimo grado di personalizzazione dell’attività svolta rispetto alle caratteristiche del partner e della situazione che egli sta vivendo. Ovviamente esistono molti modelli e approcci teorici ai quali coach di varie scuole si ispirano: numerosi i nomi e i riferimenti possibili, dal celebre modello G.R.O.W. di Whitmore, all’approccio umanistico della scuola FUTURE di Stabentheiner, al modello del Coaching Strategico di Nardone, a quello del coaching Automotivazionale di Zanardi, al modello P.O.W.E.R. di Salisbury, e ancora i tanti strumenti offerti dalla PNL e dalla letteratura sull’Empowerment, e molti altri ancora. Ad ogni modo ciò che alla fine determina il successo di un’iniziativa di coaching è quella che spesso viene definita come «l’alchimia tra coach e partner” durante le sessioni, un’intesa e una disponibilità ad unire le energie, le risorse e le rispettive genialità per conseguire gli obiettivi del partner.
lo-sviluppo-di-un-percorso-di-coachingPer tale ragione è fondamentale che a ogni cliente, potenziale o anche già impegnato in una relazione di coaching, sia a titolo personale, sia all’interno di un progetto aziendale (in cui quindi la committenza può essere diversa dal cliente stesso, intendendo questo come il partner di coaching) venga sempre offerta l’opportunità di scegliere il proprio coach o di cambiarlo, se ritiene che il lavoro svolto non stia portando i risultati attesi e non si senta a proprio agio nella relazione.
Tale aspetto è troppo importante per essere taciuto o anche solo trascurato: coach e partner devono innanzitutto verificare la rispettiva intesa. Compito del coach è la creazione del rapporto iniziale, in cui egli spende le proprie capacità di relazione e di comunicazione, la propria sensibilità e l’empatia di cui è capace per mettere il partner in uno stato favorevole alla collaborazione, spiegando le regole del rapporto e il modo in cui il lavoro sarà organizzato.
Il partner, dal canto suo, sarà chiamato a verificare le proprie sensazioni e la propria disponibilità a cooperare attivamente con il coach, aprendosi al processo di cambiamento che affronterà (per il quale si veda più avanti il paragrafo «coaching e cambiamento»).
Si tratta di un’apertura e di un impegno indispensabili per approdare ai traguardi ai quali il partner stesso punta: come per i risultati sportivi, infatti, quelli ottenuti nella vita privata e professionale attraverso il coaching, sono la sintesi da una parte dell’emersione del talento personale e dall’altra di un allenamento accurato, mirato e costante.
E’ proprio per tali ragioni che qualsiasi progetto di coaching, tanto rivolto all’individuo, quanto a gruppi o a intere organizzazioni, è strutturato come un percorso, ovvero scandito da fasi e tappe, che segnano conquiste e progressi parziali, tutti finalizzati a una meta prefissata.
La prima di queste tappe è, come anticipato, quella dell’incontro tra coach e partner, che in progetti aziendali è normalmente preceduto dall’incontro tra committenza e coach o, sovente, da un incontro allargato committenza-partner-coach, in cui vengono fissati gli obiettivi per i quali l’azienda ha proposto l’avvio del percorso o ha aderito a una richiesta in tal senso del partner stesso. E’ questa una fase di reciproca conoscenza e di condivisione dei fondamentali del progetto, in termini di durata del percorso e delle singole sessioni in cui si articolerà, di frequenza, del setting degli incontri (che nel coaching potrà essere tanto in presenza, quanto in remoto, via telefono o con altri sistemi), della modalità di lavoro (ovvero lo stile del coach e la possibile struttura generale delle sessioni) e, ovviamente, delle aspettative del partner.
La finalità di tale fase è duplice: da una parte, come detto, la creazione di un «flusso di fiducia» tra coach e partner, dall’altro l’accordo su quello che comunemente in gergo viene definito il «contratto di coaching», vale a dire l’intesa sui modi, i ruoli e le responsabilità di ciascuno.
La seconda fase potrebbe essere invece chiamata di «esplorazione», in quanto rappresenta quella in cui il coach analizza con il partner la situazione di partenza, potendo utilizzare anche specifiche tecniche di assessment, oltre al caratteristico approccio dialogico, fatto, come più volte ricordato, di un colloquio basato sullo schema «domande del coach -risposte del partner» (e corredato dalle altre competenze di coaching presentate nella seconda parte di questa monografia).
Per quanto riguarda gli assessment, qualora si decidesse di servirsi di metodi strutturati, il mercato ne offre una notevole quantità: tra i più utilizzati si devono ricordare i vari feed-back a 360°, come ad esempio il LEA 360TM, e metodi per delineare il profilo della personalità, come il Myers-Briggs Type Indicator – MBTI®. Essi sono scelti in base alle esigenze e alle caratteristiche del partner e forniscono informazioni oggettivo-soggettive (nel MBTI®, ad esempio, il profilo finale è frutto di un confronto aperto, inerente le dimensioni chiave della personalità, tra i risultati di un questionario e le percezioni guidate del partner), che possono aumentare la consapevolezza della persona riguardo a se stessa e agli altri, quindi in merito alle sue attitudini, alle preferenze, alle modalità di comportamento e di relazione. Da questo punto di vista la fase di assessment è in grado di fornire un prezioso riferimento per la definizione degli obiettivi di coaching e delle possibili strategie attivabili, rappresentando inoltre un metodo per valutare i progressi fatti nel tempo.
lo-sviluppo-di-un-percorso-di-coachingCiò introduce la terza fase, quella della definizione degli specifici obiettivi del percorso, nella quale si costruisce gran parte del successo del lavoro di coaching. L’opera di analisi, esplorazione e scomposizione della situazione iniziale del partner, comprensiva non solo del suo vissuto e dei dati di contesto, ma anche delle sue caratteristiche personali, porta infatti a definire con precisione gli obiettivi che egli vuole centrare e, soprattutto, che dovrà autenticamente sentire come propri, prendendosene la responsabilità.
La fase successiva, la quarta, è quella di «sviluppo del presente nel futuro», in quanto in essa si svolge la successione degli incontri (le sessioni), nel corso delle quali il partner realizza gradualmente i passi verso l’obiettivo.
L’approccio di coaching è definito dalla International Coach Federation con il termine «appreciative», in tal modo volendo significare che si basa su ciò che è giusto, funzionale, desiderato e necessario per giungere là dove il partner vuole. E’ in sostanza un approccio positivo, ovvero principalmente rivolto al futuro: esso prevede l’utilizzo di domande di scoperta (definite potenti), lo sviluppo di una modalità proattiva (come opposta a quella reattiva) per gestire opportunità e sfide, nonché la creazione di un contesto costruttivo di osservazioni e feedback, offerti dal coach al partner allo scopo di stimolare risposte utili al suo rafforzamento, ovvero tali da portarlo a concentrarsi sulle possibilità di successo, piuttosto che sui problemi.
Anna Zanardi (2000) propone quattro diverse tipologie di sessioni di coaching, tutte possibili all’interno di un percorso. Esse sono classificate sulla base del possibile focus su cui il partner potrebbe aver bisogno di concentrarsi:
• sessioni di formazione (nel senso «moderno» in precedenza presentato);
• sessioni di problem-solving (nelle quali cioè si analizzano le possibilità di soluzione di uno specifico problema);
• sessioni di sviluppo personale (inteso come acquisizione di consapevolezza delle proprie capacità e possibilità, nonché delle fonti della motivazione);
• sessioni di miglioramento delle performance (tra le più difficili, perché in grado di stimolare resistenze, in quanto fondate sulla comprensione e condivisione del problema all’origine di una prestazione da migliorare e sulla elaborazione di strategie e piani d’azione).
Il lavoro proiettivo è, quindi, quello principale svolto durante un percorso di coaching, anche se abbiamo già osservato come in taluni casi l’esplorazione del passato non sia esente dallo spazio delle sessioni: ciò può avvenire quando la strada che conduce agli obiettivi è ostacolata da blocchi e resistenze di origine emotiva o da convinzioni limitanti, formatesi e auto-confermate nel corso degli anni e ora da smontare per poter procedere, o anche quando il passato può essere utilizzato come serbatoio di successi da rievocare (o non sufficientemente celebrati) per sostenere un passo da compiere.
Lo sviluppo in questa fase avviene peraltro non solo nel corso delle sessioni, ma il processo continua anche tra una sessione e l’altra, intervallo durante il quale al partner può essere richiesto di svolgere delle attività a supporto degli obiettivi stabiliti. Il coach può anche utilizzare (e fornire) risorse addizionali sotto forma di articoli da leggere, checklist, questionari, schemi o modelli al fine di supportare le azioni e le riflessioni del partner.
La quinta e ultima fase del percorso è quella di chiusura, ovvero quella in cui si traggono le conclusioni dei risultati ottenuti. Si tratta di verificare i guadagni dei quali il partner ritiene di aver beneficiato e di creare abbrivio perché egli prosegua in autonomia nella concreta attuazione dei propri piani.
La sequenza ora presentata non ha di per sé un valore paradigmatico, ma di riferimento generale (Tavola 5).

Tavola 5 - Lo sviluppo di un percorso di coaching

Kilburg, (2000) ad esempio, propone per il processo di coaching un modello a sei fasi, come è ovvio tutte strettamente correlate tra loro:

  • fase 1 – creazione del contatto, stabilendo una buona relazione che favorisca il lavoro di coaching;

  • fase 2 – concentrazione sulla storia del partner. In questa fase l’interesse autentico e l’ascolto empatico del coach sono molto importanti;

  • fase 3 – considerazione della situazione attuale del partner, scegliendo l’ordine di importanza che egli decide di dare agli eventi di cui è protagonista;

  • fase 4 – approfondimento della discussione su un determinato argomento;

  • fase 5 – «dialogo costruttivo», ovvero chiarimento e sviluppo, attraverso cicli di approfondimento e feedback da ripetersi più volte a seconda della necessità del cliente, di determinate questioni;

  • fase 6 – conclusione del rapporto

Altri, come Hudson (1999), propongono un’articolazione del processo ancora più dettagliata, ad esempio con un modello a otto fasi, che molto sinteticamente proponiamo:

  • fase 1 – creazione della relazione coach-partner. Durante i primi incontri compito del coach è creare una sintonia tra sé e il partner, arrivando ad essere da questi percepito come una preziosa risorsa disponibile per raggiungere i propri obiettivi;

  • fase 2 – definizione del contratto di coaching, ovvero accordo sugli obiettivi e le condizioni del percorso di coaching;

  • fase 3 – creazione di un orientamento al futuro: il cliente viene portato a spostare progressivamente la propria attenzione dal problema al futuro desiderato;

  • fase 4 – costruzione di uno scenario di cambiamento, vale a dire traduzione dell’orientamento al futuro in piani strategici operativi che permetteranno di raggiungere lo stato desiderato;

  • fase 5 – gestione delle resistenze, che, come vedremo più avanti parlando del processo di cambiamento nelle attività di coaching, normalmente occorrono una volta che inizia il movimento verso una nuova situazione, presentandosi sotto svariate forme: dubbi, paure, ripensamenti, indugio in contraddizioni, dimenticanze, ecc.;

  • fase 6 – ampliamento della coscienza del partner, attraverso il confronto, la provocazione e l’indagine, ovvero tutti quegli strumenti che possono portarlo a esplorare le possibilità che ha a disposizione, eventualmente anche mettendosi in discussione;

  • fase 7 – definizione del nuovo scenario, rivedendo, se necessario, il piano strategico e approfondendo nel frattempo il rapporto di coaching;

  • • fase 8 – conclusione del percorso e inizio dei follow up, fase in cui si verificano i risultati raggiunti e si onora l’impegno del partner, che prova normalmente a questo punto una sensazione di grande energia e volontà di portare a compimento il piano stabilito. Tale slancio può essere assecondato con un nuovo accordo in cui coach e partner possono stabilire specifiche modalità per dar seguito al lavoro fatto insieme e monitorarne l’evoluzione.

Nelle parti dedicate specificamente al coaching one-to-one e al team coaching si darà ampio spazio agli aspetti più operativi del rapporto tra coach e partner all’interno di un percorso, con indicazioni e casi che permetteranno di contestualizzarne lo sviluppo.


Massimiliano Cardani
Business e Life coach professionista, formatore e consulente in ambito organizzativo, strategico e di marketing, nonché docente di marketing presso il Politecnico di Milano (Facoltà del Design). E’ fondatore di DirezioneFuturo, network di società e professionisti impegnati nella ricerca e nell’offerta di servizi innovativi per lo sviluppo personale e aziendale. Segue numerosi progetti di potenziamento e trasformazione organizzativa e collabora con la scuola Future nei percorsi di formazione per coach. Pubblica su riviste e siti specializzati come esperto di coaching e comunicazione. E’ membro certificato PCC (Professional Certified Coach) della International Coach Federation e dal 2007 Regional Chapter Leader per la Lombardia della Federazione Italiana Coach (FIC-ICF).

 

 

 

 

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