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Una
delle principali caratteristiche del coaching è la sua
applicabilità in un’ampia gamma di situazioni. Il coaching è infatti
un lavoro condotto sull’individuo e per l’individuo, che come oramai
è stato più volte ricordato, può essere considerato sia come
singolo, sia all’interno di ambienti organizzati, quali quelli
aziendali, le pubbliche amministrazioni, le squadre sportive, le
equipe di specialisti, ecc.
Se è vero quindi che da un certo punto di vista appare un po’
forzato proporre delle categorie per una disciplina che ha la
vocazione e la qualità generale di operare per lo sviluppo
dell’essere umano e dei suoi obiettivi, ovunque le sue potenzialità
si esprimono, è altrettanto vero che le specificità dei contesti
richiedono accortezze particolari sia sul piano delle esperienze
giocate, sia su quello metodologico.
Vedremo ora molto sinteticamente un elenco degli ambiti in cui si è
soliti classificare i percorsi di coaching.
Una prima fondamentale suddivisione riguarda la modalità con cui il
rapporto di coaching viene realizzato, vale a dire se «one-to-one»
o con «gruppi». Si parla di one-to-one quando il rapporto di
coaching è tra un solo coach e un solo partner, mentre
l’attività rivolta ai gruppi si può distinguere in team coaching,
se dedicata a squadre e gruppi che cooperano insieme, tipicamente a
livello aziendale, e che puntano a migliorare la propria
integrazione e le performance prodotte, e in group coaching, se
indirizzato a persone riunite in sessioni di gruppo per approfittare
delle sinergie e degli scambi così generabili su temi quali i
valori, la creazione di visione e di strategie personali, ecc.
In questa macro distinzione le particolarità non sono di dettaglio,
dato che dal setting alle tecniche specifiche, passando ovviamente
per gli obiettivi, cambia in modo sostanziale il lavorare con una
persona o con una pluralità.
Nelle successive due parti del volume tale ripartizione di base sarà
analizzata e descritta approfonditamente.
Una seconda classificazione, centrata principalmente sul contesto di
riferimento (e in parte, conseguentemente, sulle tematiche trattate)
è quella tra «life (o personal) coaching» e «business
coaching». Nel primo caso ci si rivolge a individui che
desiderano approfondire e lavorare su aspetti della propria vita
privata, mentre nel secondo il centro dell’interesse è localizzato
nella vita professionale e le sue sfide (anche se poi in molti casi
è difficile tenere separate le due sfere e talora sarebbe una
forzatura non considerare le naturali e benefiche ricadute che un
investimento
in uno dei due ambiti comporta sull’altro).
In fine, un terzo livello di suddivisione è quello che prevede il
dettaglio del business coaching in «career coaching»,
ovvero quello rivolto a individui che stanno vivendo o pianificando
fasi di transizione di carriera, «corporate coaching», riguardante
gli interventi dedicati sia a singoli, sia a gruppi (incrociando in
questo caso tanto il «coaching one-to-one», quanto il team
coaching) all’interno di progetti di cambiamento organizzativo e
di potenziamento funzionale che coinvolgono intere direzioni o
gruppi dell’azienda, ed executive coaching, che interessa,
come il termine lascia espressivamente capire, i manager e i vertici
aziendali, desiderosi di un supporto allo sviluppo della propria
leadership, delle performance e, in senso più ampio, dei problemi
derivanti dalla gestione di elevate responsabilità.
Per meglio focalizzare questa rapida carrellata delle varie
specializzazioni del coaching, proponiamo la seguente tavola
di sintesi dei diversi ambiti di applicazione ora presentati (Tavola
4).
Va comunque precisato che qualunque sia l’origine della richiesta
del partner e la finalità che con essa si propone di raggiungere, è
compito e responsabilità di un buon coach riconoscere i confini del
proprio mandato e della possibilità di essere realmente d’aiuto.
Qualora il coach non percepisse ciò come possibile e riscontrasse
che le situazioni gestite si avvicinano ad altri ambiti di
competenza (dallo psicoterapeutico da un lato alla consulenza di
tipo tecnico-specialistico dall’altro), egli sarebbe tenuto a
indirizzare, nel limite del possibile, il partner verso il
professionista più competente per fornire il servizio più adeguato.
Tavola 4 – Gli ambiti di applicazione del coaching
Conte sto Tipo di coaching Popolazione di
riferimento Principali aree di Intervento Modalità
Vita privata Life Chiunque, a qualsiasi livello, abbia interesse a
pro durre un cambiamento o a generare un miglioramento nella propria
vita privata Aumentare il livello di fiducia in se stessi
Evidenziare i punti di forza e le speciali capacità possedute
Gestire e risolvere conflitti
Migliorare la qualità delle relazioni
Trovare un equilibrio nell’importanza attribuita alla varie aree
della propria vita (soprattutto in relazione al rapporto
privato-lavoro)
Realizzare obiettivi inerenti specifiche aree della propria vita
Superare paure e rimuovere abitudini nocive
Gestire cambiamenti che im pattano sulla vita privata One-to-one
Business Career Chi si trova in una fase di inizio o di transizione
di carriera Stabilire degli obiettivi di car riera e pianificare una
strategia per raggiungerli
Recuperare o aumentare le motivazione
Gestire momenti di evoluzione di ruolo
Gestire cambiamenti di azienda o, addirittura, di professione
One-to-one
Executive Manager e imprenditori, in generale i vertici aziendali
Aumentare, migliorare o affinare il proprio stile di leadership
Migliorare le capacità di comunicazione, a livello interpersonale o
in pubblico
Sviluppare vision e strategie
Stabilire obiettivi chiari ed efficacemente comunicabili
Gestire le situazioni stressanti e le responsabilità
Rilanciare o elevare l’efficienza professionale
Trasferire capacità di coaching (manager-coach) One-to-one
Corporate Direzioni, business unit, in generale l’organizzazione nel
suo insieme Creare allineamento con la vision aziendale
Generare commitment intorno a un progetto o una linea strategica
decisa
Migliorare le performance dell’area
Aumentare la consapevolezza dei ruoli e la capacità di interpretarli
efficacemente
Favorire l’emersione dei talenti e delle qualità dei singoli
Gestire le criticità
Migliorare i processi comunicativi e la qualità del servizio tra
aree e funzioni aziendali
Gestire gli impatti di importanti cambiamenti organizzativi
(riassetti, fusioni, acquisizioni, etc.) One-to-one e
in gruppi
Team Team esistenti o in fase di formazione, funzionali o
interfunzionali, che operano normalmente insieme con un obiettivo
comune (che dovrà integrarsi con gli obiettivi individuali) Favorire
la nascita di un gruppo e la creazione del cosiddetto “spirito di
squadra”
Identificare visione, missione e valori del gruppo
Tradurre visione, missione e valori in comportamenti e regole
condivise
Migliorare la qualità e la produttività dei momenti di lavoro di
gruppo
Riconoscere e rimuovere le resistenze e le debolezze del team
Rendere più efficace la comunicazione all’interno del gruppo
Sviluppare capacità di gestione dei conflitti In gruppi
Business
e Vita privata Group Gruppi di persone che non necessariamente si
frequentano o cooperano con regolarità, ma che si trovano insieme in
virtù di un obiettivo individuale che li accomuna Analizzare un
problema individuale condiviso dai membri del gruppo
Ricercare e stabilire strategie utili rispetto a un problema
Sviluppare o generare competenze (ad esempio tecniche di coaching,
di comunicazione, di vendita, di problem solving, etc.)
Definire la visione e la missione di vita individuale, approfittando
delle sinergie e della possibilità di rispecchiamento offerta dal
gruppo In gruppi
Pur non avendolo menzionato in questo elenco, esiste un’altra
importante forma di coaching, non considerabile come una
specializzazione in senso stretto, piuttosto come una pratica
diffusa tra i coach e tra i loro partner ai quali è stata trasferita
la tecnica: è quella che generalmente viene definita come
self-coaching.
Dietro
questo concetto vi è l’idea che per essere un buon coach si deve
innanzitutto esse-re coach di se stesso, ovvero si devono applicare
i principi e le tecniche del coaching per curare e accrescere
il proprio livello di consapevolezza, sviluppando quella che Rogers
chiamava «congruenza». Una persona congruente è colei che è
consapevole di sé, dei propri punti di forza e di debolezza, dei
propri comportamenti e del proprio vissuto emozio-nale e sa di
conseguenza gestire il personale equilibrio interno e nei rapporti
con gli altri.
Un vero coach è quindi costantemente impegnato in un processo di
auto-sviluppo analogo a quello che propone al proprio partner, anzi,
non potrebbe coerentemente proporsi come coach se non vivesse egli
stesso il percorso di crescita personale lungo il quale si propone
di accompagnare altri.
In questo senso il self coaching è il riconoscimento di una
responsabilità ancora anteriore a quella della «conduzione» di un
percorso di coaching: il saper «condurre» la propria vita
lungo un sentiero di crescita costante.
Un’attenzione al progressivo compimento di un sapere che in fondo
chiunque, sia esso un coach o no, è sollecitato a realizzare: il
saper essere. |