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Le ragioni dell'affermazione del Coaching


le-ragioni-dell'affermazione-del-coachingSe ne sentiva davvero il bisogno? La domanda è lecita, il coaching si affianca e spesso si confonde con un’ampia offerta di interventi che puntano a sostenere la persona, così come le aggregazioni in cui si organizza la sua vita sociale e professionale, verso livelli di maggior benessere, crescita e successo.
Formazione, mentoring, counseling, perfino psicoterapia, sono strumenti spesso chia mati a un confronto con il coaching (sul quale anche in questa sede si cercherà di mettere chiarezza nel prossimo paragrafo), alla ricerca di similitudini, differenze e aree di sovrapposizione (che fin d’ora anticipiamo in parte esistenti).
Quindi serviva proprio scomodare Socrate, le carrozze ungheresi del quindicesimo secolo e i tutor dei college inglesi del 1800 per l’ennesima disciplina d’origine americana che si propone di migliorare la qualità della vita privata e professionale?
Sì, serviva: non solo il suo successo e la sua crescente diffusione ne confermano la necessità, ma il fatto stesso che se ne richiami di frequente la parentela con discipline di illu stre tradizione e così diversa portata e finalità, certifica che il coaching sintetizza la ri sposta a una serie di bisogni della società moderna.
«Attualmente un laureato tipo dovrebbe cambiare lavoro circa 6-8 volte durante la propria vita, e quindi il coaching può aiutare le persone ad imparare a gestire tali cambiamenti in maniera positiva, cercando di entrare e uscire da diversi scenari lavorativi mantenendo un certo livello di autostima e di fiducia in se stesse e cercando di combinare le abilità e le capacità insite in ognuno di noi con i diversi scenari lavorativi».
Così scriveva ad esempio Hudson nel 1999, introducendo un tema importante nella comprensione del contributo del coaching come supporto, ad esempio (ma non solo), alla gestione di modelli di carriera e relazioni professionali sempre più dinamici.
In realtà lavorative e sociali caratterizzate da elevata variabilità, frequenti cambiamenti, selezione all’ingresso e rischio di uscita prematura dal mercato, cresce la ricerca di risorse che aiutino a mantenere stabilità e a perseguire obiettivi che possono apparire più confusi e difficili da inquadrare.
Su una vettura media il costo degli ammortizzatori incide per meno dell’1% del totale e all’incirca lo stesso valore ha un optional oggi sempre più diffuso come il navigatore satel litare, ma quando il terreno si fa accidentato e così mutevole da non corrispondere più al percorso inizialmente ipotizzato, è proprio la qualità di questi componenti che permette di preservare l’integrità del veicolo e di giungere al traguardo con efficienza, economicità e, in definitiva, con successo.
Per un numero crescente di soggetti l’investimento in coaching ha oggi il valore concreto e rappresenta l’equivalenza funzionale di quello in ottimi ammortizzatori e in un efficace sistema di navigazione: è un aiuto nella gestione dei continui mutamenti dello scenario di riferimento che individui e aziende affrontano, con la finalità esplicita di lasciare loro, al termine del percorso, validi strumenti per renderli autonomi e responsabili anche nelle futu re realizzazioni.
 

Le caratteristiche distintive del coaching, vale a dire:

  • il lavoro per obiettivi,

  • il focus sulla valorizzazione delle risorse disponibile nel presente,

  • l’orientamento alla chiarificazione e alla progettazione del futuro,

  • la costante partecipazione del cliente al processo,

  • la totale personalizzazione e il suo aggiornamento costante al mutare delle condizioni, sono infatti quelle che lo rendono così ben rispondente all’esigenza di elaborare strategie calibrate sul partner e contestuali in realtà in rapida evoluzione.

le-ragioni-dell'affermazione-del-coachingVa inoltre considerato che, soprattutto in ambito aziendale, la richiesta più chiara e pressante che tutte le figure con responsabilità si sentono rivolgere (esplicitamente e implicita mente) è quella del massimo rendimento e impegno: lo stress sui risultati e sul «dimostrarsi all’altezza delle richieste» è fortissimo e «dare tutto se stessi» è considerato, soprattutto per i livelli manageriali, uno standard oramai normale.
Il risultato raggiunto è la misura pressoché unica del successo, il punto di riferimento così assoluto da risultare quasi accecante e da generare in modo incrementale ansia, senso di inadeguatezza e confusione (non solo interna, ma anche nelle modalità spesso convulse di gestire impegni, relazioni, organizzazione del lavoro e il quasi leggendario equilibrio tra vita professionale e privata).
Una chiara definizione degli obiettivi, l’apertura alle molteplici possibilità, sia di risorse accessibili, sia di alternative percorribili per raggiungerli, l’ordine sui passi da compiere, il recupero di centratura sui fondamentali del valore personale, sulle sorgenti della motivazio ne e sul senso del proprio ruolo, sono oggi più che mai contributi fondamentali al difficile lavoro del manager.
Come afferma infatti Anna Zanardi (2000): «I manager, più che sulla base degli sforzi che compiono, vengono misurati partendo dai risultati che raggiungono; i criteri usati per valutare il successo e la performance sono sovente oscuri e cambiano col mutare di coloro che fanno la valutazione. Obiettivi mal definiti e relazioni mal gestite ostacolano spesso l’evolversi di una prestazione di successo». E ancora: «Per forza di cose, quindi, il manager oscilla continuamente tra l’insicurezza quotidiana data dalla situazione e la sicurezza operativa resa necessaria dall’urgenza di valutare e d’aver successo. Nasce così il “fare come se”, la facciata del “sa far tutto”, una facciata che per non crollare, assorbe una crescente quantità di energia».
Coaching è spesso stato interpretato e tradotto con il termine «allenare», in tal senso in tendendo l’attività alla quale, anche alla luce di quanto ora ricordato, individui di ogni esperienza, livello e settore, o le loro organizzazioni di appartenenza, ricorrono allo scopo di aumentare le performance realizzabili. Tale significato del termine deriva dal gergo sporti vo anglosassone, una cultura pregna dei concetti di competitività e performance che, come detto, hanno plasmato anche la dominante impostazione del management.
Michel Focault (2003) propone però un’altra fonte etimologica della parola «allenare», che attinge ancora una volta al mondo dell’antica Grecia, dove ritroviamo l’interessante concetto della «cura di sé».
L’espressione «prendersi cura di sé» è tradotta dal greco epimeleisthai heautou. Il termine epimeleisthai rimanda ad una serie di altri termini il cui significato principale è allenarsi, esercitarsi. Nell’antichità avere cura di sé significava appunto allenarsi, essere vigili, armarsi, dotarsi di un equipaggiamento nel corpo e nello spirito per affrontare l’esistenza.
le-ragioni-dell'affermazione-del-coachingE’ questo significato di allenare che più autenticamente corrisponde al coaching.
E’ infatti ferma convinzione e base metodologica di ogni buon coach quella per cui il vero miglioramento delle prestazioni del proprio partner è necessariamente funzione del miglioramento delle sue risorse personali, delle sue caratteristiche e degli atteggiamenti di fondo nelle situazioni che affronta, nonché delle profonde convinzioni che lo animano.
Diversamente da ogni altra disciplina il coaching risponde quindi sia a richieste di ordine molto pratico, finalizzate alla ricerca di risultati specifici in campo professionale (maggiore produttività, efficienza ed efficacia operativa, commerciale, gestionale, ecc.) o personale (aumento del tempo dedicato alla vita privata, miglioramento delle relazioni, adattamento a un nuovo ambiente, ecc.), sia di crescita personale (maggiore consapevolezza dei propri meccanismi, delle proprie potenzialità e anche dei propri reali desideri). Di più: un percorso di coaching davvero efficace integra queste due richieste e tendenzialmente nel soddisfare l’una agisce e crea le premesse anche per intervenire sull’altra.
Ancora Anna Zanardi (2000) conferma infatti che l’origine della ricerca di un coach nelle aziende è molto varia e che «non sempre un processo di coaching nasce dallo sforzo di superare una situazione problematica o vissuta come difficile; in misura crescente succede che i dirigenti e i collaboratori, per quel che riguarda il futuro sviluppo personale e/o professionale, perseguano scopi particolari e prendano allora in considerazione una fase di chiarimento dialogico dei loro desideri, delle loro possibilità e dei loro potenziali».
Pensando al mondo delle aziende (ma vale per la società in generale) si osserva oggi un nuovo grande bisogno, spesso appena accennato, ma soprattutto poco riconosciuto: un vero salto di paradigma nella gestione delle relazioni e dei modelli di comportamento che dia spazio alla dimensione umana. Le persone hanno bisogno di aprire il loro cuore per poter accedere a serbatoi più ampi di capacità. Le persone hanno bisogno di nominare e quindi affrontare le loro paure per costruire certezze in un mondo instabile.
Desideri e sentimenti, paure e aspettative sono parole in molti vocabolari aziendali sconosciute, quando non vietate, ma è sempre di più su questi codici sotterranei, sui flussi informali di tensione motivazionale ed energetica, che si gioca il successo di un’organizzazione.
E su di essi, più di qualsiasi altro strumento, il coaching è chiamato a dimostrare la propria originalità.


Massimiliano Cardani
Business e Life coach professionista, formatore e consulente in ambito organizzativo, strategico e di marketing, nonché docente di marketing presso il Politecnico di Milano (Facoltà del Design). E’ fondatore di DirezioneFuturo, network di società e professionisti impegnati nella ricerca e nell’offerta di servizi innovativi per lo sviluppo personale e aziendale. Segue numerosi progetti di potenziamento e trasformazione organizzativa e collabora con la scuola Future nei percorsi di formazione per coach. Pubblica su riviste e siti specializzati come esperto di coaching e comunicazione. E’ membro certificato PCC (Professional Certified Coach) della International Coach Federation e dal 2007 Regional Chapter Leader per la Lombardia della Federazione Italiana Coach (FIC-ICF).

 

 

 

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