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Coaching e cambiamento


coaching-e-cambiamentoE’ stato più volte ricordato in queste pagine lo stretto rapporto tra coaching e cambiamento, intendendo il primo come metodo di accompagnamento e di facilitazione per l’individuo, i gruppi e le organizzazioni dei processi inerenti il secondo.
La letteratura sul tema del cambiamento è abbondante e non si vuole certo ora ripercorrerla o darne una visione di sintesi, per la quale in questa stessa collana è già stato presentato un lavoro espressamente dedicato.
Può essere tuttavia utile fare una breve riflessione conclusiva sul suddetto legame, per definire modalità, fasi e contributi specifici del processo di coaching verso quello di cambiamento.
Iniziamo da una considerazione di carattere «filosofico» che spesso si sente dire (e che voi stessi potreste aver pensato più di una volta): la vita è cambiamento!
Seppur condivisibile da un punto di vista esistenziale, va comunque rilevato che nel concreto non tutti i cambiamenti apportano lo stesso contributo al percorso di vita dell’individuo. Con ciò non si fa riferimento tanto all’ampiezza o alla portata del cambiamento, quanto a un aspetto più interiore, vale a dire la consapevolezza con cui lo si vive.
Il termine consapevolezza non va poi necessariamente considerato come sinonimo di volontarietà: cambiamenti non voluti, né previsti, possono essere vissuti con maggiore o minore cognizione del momento e delle nuove condizioni che generano, conducendo a risultati e generando contenuti esperienziali molto diversi.
Il lavoro della psichiatra svizzera Elisabeth Kübler-Ross (1973, vedi Tavola 10), famosa a livello mondiale per i suoi studi sulla psicologia del lutto, ha messo in evidenza come l’essere umano tenda ad avere reazioni normalmente di rifiuto a notizie (cambiamenti) inattese e traumatiche che lo riguardano (relative ad esempio alla propria salute o a quella di persone care), seguite dall’espressione di emozioni di rabbia e culminanti in stati di profonda depressione.
Da questa situazione è però possibile recuperare sviluppando consapevolezza della nuova situazione attraverso un’attività di «negoziazione», nel corso della quale si prende contatto con la nuova realtà, per come si presenta nel qui e ora, e si inizia a considerare come poterla gestire. Ciò si manifesta con il desiderio del confronto con gli altri e la ricerca di significati di quanto è accaduto o sta accadendo, che, attraverso vari momenti di alti e bassi, può condurre all’accettazione e alla riorganizzazione della propria vita.
Solo la consapevolezza, in sostanza, rende possibile l’integrazione fruttuosa del cambiamento nella propria vita e di conseguenza la sua evoluzione a un nuovo stato

Tavola 10 – Il modello di Kübler-Ross sulla reazione emotiva ai forti cambiamenti

Concetti quali quelli di consapevolezza e di evoluzione a stati futuri si saldano perfettamente con quanto finora detto sul coaching: il cambiamento (quello sostanziale o, per dirla come appena evidenziato, «fruttuoso») è infatti un processo di apprendimento.
coaching-e-cambiamentoLe persone imparano cioè a conoscere se stesse, gli altri e l’ambiente in cui si trovano, con tutti i mutamenti che li caratterizzano e li ridefiniscono in continuazione; imparano a riscoprire i motivi profondi che animano il loro agire; imparano a organizzare le migliori strategie per assecondare tali motivi.
Knowles (1996) esplicita chiaramente, con riferimento alla formazione, i punti fondamentali che spiegano le logiche dell’apprendimento degli adulti: tra questi, il principale consiste nel bisogno che l’adulto ha di comprendere il motivo per cui dovrebbe apprendere qualcosa (a differenza dei giovani, che per buona parte del periodo scolastico imparano quello che si deve, ovvero che è previsto dai programmi di studio!).
Con ciò si spiega che non può esserci apprendimento, e con esso cambiamento, in assenza della partecipazione del soggetto interessato, per il quale serve in primo luogo la massima chiarezza in merito agli obiettivi che si desiderano raggiungere.
Che si tratti quindi di cambiamenti accaduti (anche traumaticamente), imposti, programmati o persino cercati, la precisa definizione e l’esplorazione delle motivazioni e dei risultati cui si deve (o si desidera) pervenire, così come la consapevolezza del punto di partenza e delle tappe da percorrere, sono requisiti essenziali per la loro realizzazione. E questo significa esattamente coaching.
In ogni caso, pur essendo continuo e ciclicamente ricorrente, il cambiamento non caratterizza tutte le fasi della vita di una persona: Hudson (1999) riconosce infatti che gli adulti possono trovarsi alternativamente in situazioni di stabilità o di transizione e questi cicli di cambiamento si ripetono all’infinito.
Le fasi stabili sono caratterizzate a loro volta da due possibili stadi, l’una di ricerca del raggiungimento dei propri obiettivi, con conseguente alto livello di motivazione e prospettive di successo che generano ottimismo, l’altra di consolidamento, quasi di adagiamento nella situazione creatasi (che diventa, anche malgrado l’effettivo livello di benessere vissuto, una situazione di comfort) e che alla lunga rappresenta un periodo di noia e di routine, generando un potenziale stallo.
Allo stesso modo anche le fasi di transizione sono soggette a una duplice ripartizione, con un primo stadio di introspezione e di ricerca personale (di solito successivo al momento di stasi prima descritto), in cui si riconsiderano alcuni assunti della propria vita e si mette in discussione lo stato vissuto, gettando i semi per il passaggio successivo, il secondo stadio, in cui, pronti per il cambiamento, ci si inizia a preparare con grande energia alle nuove sfide.
In ognuna di queste fasi e sottofasi un coach può essere d’aiuto ora per il supporto alla pianificazione di azioni concrete, ora per analizzare la situazione in vista di nuovi obiettivi, ora per recuperare il senso del valore e dell’unicità personale e ora ancora per canalizzare idee ed energie e creare il giusto clima di fiducia verso il nuovo livello di vita al quale ci si avvicina.
Del modello di Hudson appare molto utile tenere presente soprattutto due capisaldi: l’idea della ciclicità del cambiamento e quella dell’alternanza di momenti di stabilità e di mutamento.
Tali concetti si ritrovano anche nel modello del cambiamento supportato dal coaching, presentato nella Tavola 11.

Tavola 11– Modello delle 4C® (Comfort – Crisis – Choice - Change) del cambiamento supportato dal coaching (*)



(*) Massimiliano Cardani

Di solito le persone sono portate a crearsi un proprio paradigma di riferimento per interpretare e vivere la realtà in cui sono inserite, che, per quanto possano anche non apprezzare del tutto o addirittura non condividere, tende col tempo a definire una zona di Comfort (quadrante 1), ovvero un ambito controllato e controllabile, che non richiede quindi particolari investimenti emotivi (si pensi ad esempio al dipendente che pur non condividendo le scelte e le politiche aziendali si è ritagliato, dopo anni di permanenza nello stesso ufficio, una propria rete di relazioni e di abitudini consolidate).
Tale situazione può permanere fin tanto che le resistenze al cambiamento risultino elevate (il senso di incertezza verso il futuro, il timore di perdere le posizioni conquistate, etc.) e non esistano o non siano sentiti reali motivi di ordine esterno (necessità) o interno (desideri percepiti) che spingano ad uscire dalla zona di comfort.
Di solito tale equilibrio è rotto proprio in conseguenza all’attivazione delle suddette forze (in seguito ad esempio a un evento di ordine ambientale, come in azienda una fusione o l’arrivo di nuovo management, oppure personale, quale un importante cambiamento nella sfera privata, un nuovo incontro o una perdita significativa).
Non avendo lavorato per rimuovere le resistenze, il nuovo vissuto normalmente sperimentato è quello che si può definire di Crisi (quadrante 2), quella sensazione in cui cioè ci si sente spaesati, in difficoltà decisionale, come tirati da due forze contrapposte: l’una, esercitata dalla paura dell’ignoto, vorrebbe il ritorno nella zona di comfort, l’altra, sotto il segno di possibili opportunità, spinge verso il nuovo. Entrambe le soluzioni sono aperte, non importa che nel frattempo il mondo intorno sia cambiato e dall’esterno un eventuale osservatore non esiterebbe a vedere il vecchio paradigma come superato, poco desiderabile, da abbandonare: la zona di comfort invia infatti innanzitutto un richiamo psicologico e intimo più che reale (pensate ad esempio per quanto tempo dopo una fusione tra ex concorrenti permane l’idea del «noi contro di loro»!).
coaching-e-cambiamentoDa questa situazione di stallo si può definitivamente e positivamente uscire solo a fronte di una scelta (Choice) sentita e consapevole (ecco tornare il concetto portante della consapevolezza!) verso il nuovo: tale passaggio è possibile solo se il condizionamento delle resistenze viene superato e queste diminuiscono il proprio potere di freno sulla persona (quadrante 3).
Se ciò avviene, sarà possibile costruire un nuovo modello (attuare cioè il cambiamento – Change), da realizzarsi in una dimensione di basse resistenze, in cui anche le istanze poste da necessità e desideri saranno ascoltate e quindi progressivamente soddisfatte (quadrante 4), altrimenti si tornerà e si continuerà a permanere (anche solo mentalmente) all’interno del vecchio paradigma.
Col tempo, poi, questo nuovo modello finirà per creare le sue zone di comfort e quindi nuovi paradigmi, in conseguenza dei quali l’intero percorso potrebbe essere riavviato.
Anche se non è stato segnalato in modo esplicito, non vi sarà stato difficile collocare gli interventi di coaching a supporto in ciascuno dei passaggi descritti, dall’esplorazione del paradigma di partenza, per comprendere le resistenze e gli schemi condizionanti che operano, alla gestione della crisi, ove risulta di grande utilità la capacità di lettura obiettiva della situazione e di chiarificazione del nuovo contesto e del futuro atteso, alla maturazione della scelta più giusta per l’individuo e il suo ambiente, fino all’affiancamento nella progettazione del nuovo modello e dei suoi riferimenti operativi.
Il coaching torna dunque a interpretare, anche in questa prospettiva, il suo significato più puro, quello di veicolo collaudato per un attraversamento importante.
Il modello delle 4C® ha lo scopo di esemplificare i percorsi seguiti dalle persone nelle loro dinamiche di trasformazione e porta implicitamente con sé un messaggio rassicurante: la crisi è una parte naturale dell’esistenza, un ponte tra due sue fasi, che periodicamente appare, proponendo un possibile attraversamento. Se vissuto con consapevolezza, esso può portare nella vita a un nuovo potenziale momento generativo. In fondo, come si diceva, la vita è cambiamento.

CASO: TECNAM – la gestione del passaggio generazionale

TECNAM è il nome di fantasia (attribuito per ragioni di riservatezza) di una medio-piccola azienda italiana, realmente attiva nel settore della commercializzazione di componentistica elettronica. Avviata alla metà degli anni ’70 da due soci, la TECNAM rimase quasi subito sotto la guida diretta di un unico capace imprenditore, in seguito all’uscita dal capitale del socio di minoranza all’inizio degli anni ‘80.
L’azienda è progressivamente cresciuta nel tempo fino ad attestarsi su un fatturato medio annuo di circa 40 milioni di euro. Nel corso della sua esistenza non sono mancati momenti critici e di grande cambiamento, in particolare all’inizio degli anni ’90, quando una grave crisi finanziaria fu superata grazie alla decisa guida della proprietà, alla sua disponibilità a investire nell’azienda, nonché alla capacità di costruire favorevoli alleanze internazionali.
Pressoché da sempre l’intera famiglia proprietaria dell’azienda lavora al suo interno, in una struttura in cui le redini del comando sono comunque sempre state saldamente tenute dal capofamiglia fino alla fine del 2004, anno in cui, in seguito ad alcuni problemi di salute, fu deciso il progressivo “passaggio di consegne” a beneficio soprattutto dell’unica figlia, a quella data responsabile della parte amministrativa.
La transizione apparve fin da subito molto delicata: da una parte l’azienda era stata plasmata a immagine e somiglianza del fondatore, figura carismatica, ammirata e temuta in egual misura dai dipendenti e dagli agenti, di fatto il principale (se non l’unico) decisore su tutte le questioni chiave, nonché gestore in prima persona dei fornitori più importanti (con molti dei quali il rapporto era personale e di vecchia data) e dei clienti top; dall’altra i vari membri della famiglia avevano sempre svolto un ruolo decisamente operativo e molte iniziative di innovazione in senso manageriale erano fallite, quando non addirittura respinte prima del nascere.
La figlia, erede designata, viveva inoltre da anni la propria posizione con un’alternanza di accettazione e di insofferenza, tanto attratta quanto spaventata dall’idea di poter assumere in futuro maggiori responsabilità e di fatto faticando a vedersi al posto del padre, considerato uomo di capacità e successo ineguagliabile.
Il coaching fu identificato come il supporto necessario per gestire la fase di cambiamento: fu iniziato così un percorso, in prima battuta richiesto privatamente dalla figlia, il cui obiettivo dichiarato fu quello di fare chiarezza sui reali desideri provati in merito alla successione tante volte annunciata, sempre rimandata e ora repentinamente tornata d’attualità. Una delle possibilità, di fatto mai realmente approfondita, ma da tempo sullo sfondo, era infatti sempre stata quella di vendere l’azienda.
Il lavoro svolto portò ad esplorare il vissuto attuale della figlia in relazione al proprio ruolo in azienda, al padre e al resto della famiglia (elemento sempre stato in secondo piano, ma che si comprese avere una notevole importanza in termini di aspettative percepite), i suoi timori e le convinzioni più radicate in merito alle proprie capacità e alle difficoltà preconizzate. Si analizzarono in sostanza le resistenze presenti, le pressioni percepite e i desideri realmente provati, giungendo a definire lo stato futuro desiderato, che si comprese essere quello di mantenere la proprietà dell’azienda nelle mani della famiglia e di continuarne la sua storia attraverso la nuova generazione.
Si decise a questo punto di proseguire il rapporto di coaching con un nuovo obiettivo e un contratto ridefinito: progettare i passi concreti che avrebbero dovuto portare la figlia ad assumere nuove responsabilità, una maggiore visibilità all’interno dell’azienda e una progressiva autonomia professionale dalla figura paterna. In questo caso si decise, come parte del contratto, che il coach avrebbe lavorato in contemporanea con il padre, per facilitare la transizione anche da parte sua, definendo allo stesso modo (si potrebbe dire simmetricamente) con lui la situazione futura alla quale si sarebbe giunti in termini di suo nuovo ruolo in azienda e del tipo di supporto che avrebbe dovuto garantire alla figlia nel periodo. Alcune sessioni, scandite con una periodicità condivisa fin dall’inizio, avvennero congiuntamente, con il coach che in questo caso svolse la funzione di facilitatore del dialogo tra padre e figlia, per definire le reciproche aspettative e il tipo di aiuto che l’uno avrebbe potuto dare all’altra (e viceversa).
Al termine del processo (durato quasi due anni), la figlia, che in una prima fase aveva assunto il nuovo ruolo, appositamente creato, di Direttore Generale, divenne il nuovo Amministratore Delegato, il padre rimase in azienda come “Key Account” dei clienti principali, preparando col tempo anche su questi il passaggio di consegne a favore di un manager esterno nel frattempo chiamato ad assumere l’incarico di Direttore Commerciale (di fatto responsabile di tutti gli agenti), mentre altri due membri della famiglia ricoprirono nuovi incarichi, tra i quali quello di Direttore del Personale, fino ad allora mai esistito.
Nel 2007 il fatturato della TECNAM raggiunse il proprio massimo livello storico, con un incremento di circa il 12% rispetto all’anno precedente e risultati operativi ai massimi livelli di sempre.


Massimiliano Cardani
Business e Life coach professionista, formatore e consulente in ambito organizzativo, strategico e di marketing, nonché docente di marketing presso il Politecnico di Milano (Facoltà del Design). E’ fondatore di DirezioneFuturo, network di società e professionisti impegnati nella ricerca e nell’offerta di servizi innovativi per lo sviluppo personale e aziendale. Segue numerosi progetti di potenziamento e trasformazione organizzativa e collabora con la scuola Future nei percorsi di formazione per coach. Pubblica su riviste e siti specializzati come esperto di coaching e comunicazione. E’ membro certificato PCC (Professional Certified Coach) della International Coach Federation e dal 2007 Regional Chapter Leader per la Lombardia della Federazione Italiana Coach (FIC-ICF).

 

 

 

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