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Perché
ci si può aspettare che il coaching abbia successo
A conclusione delle riflessioni finora sviluppate riguardo al
coaching, alle sue applicazioni e ai risultati che attraverso esso
si possono ottenere, è forse utile presentare alcune delle evidenze
che, in questi anni, sono state concretamente portate per
comprovarne l’impatto nella vita dei singoli e delle realtà
organizzate.
Per quanto riguarda le sue applicazioni aziendali va innanzitutto
sottolineata l’ampia diffusione che il coaching ha conosciuto presso
organizzazioni di ogni settore e dimensione. Volendo citare un dato
nello specifico, è possibile ricordare ad esempio che secondo uno
studio di Hay Group del 2003 negli Stati Uniti circa il 40% delle
aziende della classifica Fortune 500 risultava utilizzare o avere
utilizzato il coaching come strumento di sviluppo interno e, quindi,
con vari effetti diretti e indiretti, di miglioramento
dell’efficienza organizzativa e dell’efficacia commerciale.
E’ inoltre possibile citare i noti dati sul miglioramento della
produttività emersi da una ricerca dell'International Personnel
Management Association (pubblicato nel vol. 26 del 1997 della
rivista Public Personnel Management), secondo la quale gli effetti
di programmi combinati di formazione e coaching risulterebbero
addirittura quadrupli rispetto a quelli della sola formazione
tradizionale (+ 88% come conseguenza degli interventi «misti»
rispetto al +22% di quelli esclusivamente formativi).
Infine,
altra fonte conosciuta è la ricerca condotta da M. C. Anderson
(2001) della società Cylient (ex MetrixGlobal) sulla valutazione
degli effetti quantificabili e di quelli intangibili di un vasto
progetto di executive coaching svolto presso un’azienda Fortune 500.
Lo studio, commissionato dalla stessa azienda interessata e dalla
società Pyramid Resource Group, curatrice del percorso, ha
evidenziato alcuni dati eclatanti: basti, come sintesi, quello del
ritorno dell’investimento (ROI), che, includendo i benefici
finanziari connessi alla diminuzione del turnover del personale,
risultò essere del 788% (e comunque del 529% al netto dell’effetto
descritto sul personale). Inoltre, tra gli effetti intangibili,
comunque rilevati nello studio, vanno menzionati quelli sulla
soddisfazione dei dipendenti e dei clienti, che abbiamo peraltro
visto come fu possibile valorizzare con grande accuratezza nel caso
Sears in precedenza esposto. A conferma di questi dati
apparentemente eclatanti, sempre nel 2001 Manchester Review (vol.
6) e Business
Wire pubblicavano un analogo studio dal quale emergeva
un ritorno medio sugli investimenti superiore al 500% per un gruppo
di aziende esaminate che avevano investito in executive coaching.
Ma In definitiva, quali sono dunque le cause che possono spiegare il
successo del coaching?
Mi piace chiudere questa esplorazione generale della disciplina
proponendo un personalissimo elenco (nato più dal cuore e
dall’esperienza, piuttosto che dalla teoria) delle principali
risposte alla suddetta domanda.
Per i potenziali partner, ma anche per i coach già operanti e per
coloro che desiderassero affacciarsi alla professione, tale elenco
potrà servire, se vorranno, come termine di paragone delle idee e
delle sensazioni maturate sulla materia, verificando così i punti di
maggiore o minore convergenza rispetto alle proprie esperienze e
sensibilità:
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il coaching porta a sviluppare il senso della responsabilità per
la propria vita e i propri successi. I risultati derivano
dall’impegno diretto del partner, il quale è coinvolto
costantemente nel percorso e si sente stimolato a conquistare la
propria autonomia e a prendere coscienza del proprio potere
personale negli eventi che lo riguardano;
-
la persona è la fonte primaria della conoscenza e delle risorse
necessarie a costruire la vita che ella stessa desidera. Il coach
non indica al partner quello che deve fare nella sua vita, né come
farlo, ma lo accompagna a capire ciò che desidera e ad attivare
tutte le risorse di cui dispone, le quali saranno necessariamente le
migliori che mai potrà avere;
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nel coaching il prossimo passo è sempre più importante di quello
passato. Forse il segreto principale del suo successo è proprio
questo, perché tutta l’attività che viene eseguita nelle sessioni è
orientata a creare le condizioni, pratiche, mentali ed emotive, per
realizzare un determinato stato futuro: un processo di coaching ben
svolto porta a creare un’energia indirizzata al raggiungimento di
obiettivi specifici;
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In un rapporto di coaching il protagonista è sempre il partner.
L’eccellenza di un coach è percepibile anche in modo intuitivo in
base all’effettivo livello di interesse che egli dimostra nei
confronti degli altri: il vero coach è colui che sa tenere il
proprio ego a bada, perché durante un percorso l’unico centro di
attenzione possibile è quello segnato dal partner;
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Il coach non insegna, piuttosto impara costantemente dai propri
partner. Un coach non mostra al partner la direzione da seguire, ma
la scopre affiancandosi a lui e guardando con i suoi stessi occhi.
Questo fa sì che d’intervento in intervento egli abbia la
possibilità di ampliare le proprie prospettive e offrire quindi un
livello di consapevolezza sempre maggiore;
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un buon coach è innanzitutto coach di se stesso. Ogni
professionista del coaching dovrebbe darsi regolarmente sessioni
(così come riceverle da altri) e applicare innanzitutto su di sé i
principi guida di quel processo di sviluppo, attraverso il quale si
propone di accompagnare i propri partner: ciò lo rende credibile e
aumenta la possibilità che essi si aprano al cambiamento che
cercano;
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il coaching è un mix di 50% di tecnica, 60% di fiducia nell’altro
e 70% di cuore. Se questa equazione sembra non tornare,
probabilmente si sta mettendo un 80% di limiti di troppo. Ma anche
su questi si può provare a lavorare.
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